I corridoi lavorativi permettono a un’azienda italiana di assumere lavoratori stranieri formati nel Paese di origine, senza passare dal click day del Decreto Flussi. Il canale esiste dal 2023 ma resta poco conosciuto dalle imprese, che continuano a giocarsi tutto sulle quote annuali. Capire come funziona significa avere una seconda strada, più lenta da avviare ma molto più prevedibile.
Che cosa sono i corridoi lavorativi?
I corridoi lavorativi sono percorsi di ingresso in Italia per lavoro subordinato riservati a cittadini stranieri che hanno completato un programma di formazione professionale e linguistica nel proprio Paese. Chi termina il percorso entra fuori dalle quote del Decreto Flussi, con un contratto già definito e competenze verificate prima della partenza.
La base normativa: l’articolo 23 del Testo Unico
Il riferimento è l’articolo 23 del Decreto Legislativo 286/1998, modificato dal Decreto Legge 20/2023 convertito nella Legge 50/2023. La norma prevede che chi ha svolto attività di istruzione e formazione professionale nei Paesi di origine possa entrare in Italia per lavoro subordinato senza rientrare nei limiti numerici fissati ogni anno.
È una differenza sostanziale. Le quote del Decreto Flussi si esauriscono in pochi minuti nel giorno del click day, mentre il corridoio lavorativo segue i tempi del progetto formativo e non quelli della concorrenza tra domande.
Come funziona la formazione pre-partenza
Il percorso si svolge nel Paese di origine prima dell’arrivo in Italia. Nei progetti finanziati dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (FAMI), la struttura è standardizzata:
- 100 ore di formazione linguistica, per raggiungere il livello A1 di italiano.
- 35 ore di formazione professionale sul mestiere specifico richiesto dall’azienda.
- 5 ore dedicate alla salute e sicurezza sul lavoro.
- Moduli di educazione civica e orientamento sul contesto italiano.
Il risultato è un lavoratore che arriva conoscendo la lingua di base, le procedure di sicurezza e le mansioni che dovrà svolgere. I tempi di inserimento si accorciano e il rischio di abbandono nei primi mesi si riduce.
Quali progetti sono già attivi in Italia
Il Ministero dell’Interno ha avviato un progetto sperimentale per l’apertura di corridoi lavorativi che riguarda 300 persone nell’arco di due anni, con inserimenti previsti in Calabria, Lazio e Veneto. Il Ministero del Lavoro ha inoltre pubblicato un avviso da 13 milioni di euro per finanziare la formazione professionale e civico linguistica pre-partenza finalizzata all’ingresso per lavoro.
Sono numeri contenuti rispetto alle quote ordinarie, ma indicano una direzione: lo Stato sta spostando risorse dalla gestione dell’emergenza a canali strutturati.
Cosa serve all’azienda per partecipare
L’impresa deve definire il fabbisogno in modo preciso, perché il programma formativo viene costruito su quel profilo, e impegnarsi sul contratto e sulle condizioni di accoglienza. Serve inoltre un soggetto che tenga insieme i passaggi tra Paese di origine e Italia.
È lo spazio in cui lavora PeopleGateway: selezione dei candidati nei Paesi di origine, progettazione della formazione linguistica e tecnica, gestione documentale e accompagnamento fino all’inserimento in azienda. Se stai valutando un canale alternativo al click day, scopri come funziona e raccontaci il tuo fabbisogno.
Fonti: Fondazione ISMU, Il modello normativo dei corridoi lavorativi con formazione all’estero; Ministero dell’Interno, progetto sperimentale Apertura di Corridoi Lavorativi.